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18 Gennaio 2018: Liceo Ulisse Dini, dai docenti solidarietà agli studenti

Educazione sessuale con Arci Gay al liceo ‘Dini’: dai docenti solidarietà agli studenti

I sottoscritti docenti del Liceo Scientifico Dini esprimono tutta la loro solidarietà agli studenti che hanno organizzato e difeso su questa testata la loro autogestione e ne condividono le posizioni…

 

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17 Gennaio 2018: ancora attacchi al progetto "POster" a Cascina e Pisa

Ridiamo valore all’educazione per una cultura di pace

Lettera aperta

La Rete Educare alle Differenze Pisa:

A Cascina qualcuno ha iniziato a chiamare l’educazione alle differenze, l’educazione al rispetto reciproco, le pari opportunità e i diritti umani con un altro nome: “ideologia gender”. Un nome che non si capisce bene, che genera confusione prima ancora che paura.

Pisa, 17 gennaio 2018

Incredulità: questa è la sensazione che abbiamo quando leggiamo le invettive lanciate dall’Osservatorio no gender di Cascina contro il progetto nelle scuole P.Oster, promosso dalla Società della Salute e finanziato dalla Regione Toscana. Un percorso di incontri rivolto ad insegnanti e alunni dedicato ai temi degli stereotipi di genere, per un’equa divisione dei lavori domestici, per il contrasto al bullismo e a ogni forma di violenza.

Progetti come P.Oster sono sempre stati realizzati nelle scuole di ogni ordine e grado: non sono una novità dell’ultimo momento, ma affondano le radici nella cultura della pace, fanno riferimento ai valori della Nonviolenza e da anni sono inseriti nei programmi della scuola pubblica perché ritenuti indispensabili per formare le giovani generazioni verso la costruzione di una società in cui ad ogni persona è riconosciuta la giusta dignità.

Questi percorsi educativi sono condotti in collaborazione da esperti esterni e insegnanti interni alla scuola. Pertanto anche in P.Oster i docenti possono testimoniare non solo i contenuti espressi, che nulla hanno a che fare con i deliri e gli spauracchi dell’Osservatorio di Cascina, ma possono anche riferire le reazioni positive di bambini e ragazzi, che dimostrano per primi la necessità di questi progetti, esprimendo coinvolgimento, entusiasmo e grande voglia di mettersi in gioco.

A Cascina l’Istituto Borsellino ha aderito a P.Oster (con 3 terze medie) e ha seguito il regolare iter di presentazione dello stesso perché la proposta rientra a pieno titolo negli obiettivi previsti dal Piano dell’Offerta Formativa della scuola, che prevede

“l’attuazione dei principi di pari opportunità, parità dei sessi, lotta alla violenza di genere e alle discriminazioni, con specifico impegno alla realizzazione di attività di sensibilizzazione”.

Il progetto P.Oster rispetta le linee guida del Miur su “La Buona Scuola”, in particolare rientra in quanto previsto dal comma 16 della legge 107/2015 che recita testualmente:

“Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità, promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni”.

Il progetto risponde all’esigenza di dare puntuale attuazione ai principi costituzionali di pari dignità e non discriminazione di cui agli articoli (3, 4, 29, 37, 51) e, inoltre, rientra a pieno titolo in quanto la Regione Toscana dichiara nella L.R. 16 del 2 aprile 2009, che intende rimuovere ogni ostacolo che impedisca il pieno raggiungimento della parità di genere nell’ambito sociale, culturale ed economico.

La nostra società ha bisogno di progetti come P.Oster, perché ancora oggi la violenza di genere e le discriminazioni sono realtà. A questo possiamo porre rimedio con una corretta formazione dei giovani. Dal 2006 al 2016 sono stati 101 i femminicidi in Toscana e nella sola annualità 2016-17 si sono rivolte ai Centri antiviolenza ben 3.000 donne.

Come se non bastasse le vittime di bullismo nelle scuole, le aggressioni contro ragazzi e adulti omosessuali o trans o contro gli stranieri di prima e seconda generazione sono ancora alte. La discriminazione è un fenomeno che nasce dai pregiudizi alimentati proprio da un cattivo uso degli stereotipi, ed è su questo che intervengono progetti come P.Oster, che rispondono quindi a bisogni concreti delle nostre comunità.

La volontà dell’Osservatorio di prendere parola sull’offerta educativa lede in maniera profonda il perseguimento degli obiettivi alti della formazione pubblica, secondo quanto dettato dalla Costituzione Italiana e dalla Repubblica.

Invitiamo le scuole coinvolte a prendere una posizione forte in merito. Da parte nostra provvederemo a denunciare queste interferenze e gli ostacoli posti al progetto P.Oster al Ministero e all’Ufficio Scolastico Regionale.

Promotori/Promotrici

  • One Billion Rising Cascina
  • Rete Educare alla Differenze Pisa
  • Rete Nazionale Educare alle Differenze
  • Casa della Donna Pisa
  • Nuovo Maschile – Uomini Liberi dalla violenza Pisa
  • Arcilesbica Pisa
  • Fratelli dell’Uomo – Sezione Toscana
  • Associazione Scosse
  • AIED Pisa
  • Genitori I.C. Fucini Pisa (Rino Razzi, Maria Rosaria La Catena, Lorena Conte, Germano Tarantino, Simona Marzilli, Emiliano Siringano, Maurizio Cossi, Maria Francesca Zini, Laura Sirotti, Barbara Ruggero, Andrea Borghini)

Dicembre 2017: la risposta agli attacchi al progetto “Pensare oltre gli stereotipi”

Il comunicato stampa delle Associazioni di Pisa

Educare alla parità di genere, ecco l’antidoto contro la violenza e il bullismo

La Rete Educare alle Differenze Pisa risponde alle polemiche:

la lotta alle discriminazioni sessuali e la promozione nelle scuole delle pari opportunità non è materia di competenza familiare ma legge dello Stato.

Pisa, 21 dicembre 2017

Stamani presso la sede della Casa della donna si è svolta la conferenza stampa della Rete Educare alle Differenze Pisa, che dal 2014 raccoglie associazioni e realtà cittadine attive nell’educazione di genere e nella lotta alle discriminazioni. Nel corso della conferenza stampa, alla quale ha partecipato anche l’assessora Marilù Chiofalo, la Rete Educare alle Differenze ha espresso grande preoccupazione per gli attacchi che in queste settimane sono stati rivolti al progetto Pensare oltre gli stereotipi, promosso dalla Società della Salute con finanziamenti della Regione Toscana e realizzato in numerose scuole del territorio pisano da alcune associazioni della Rete. Una escalation di ostilità che, secondo le associazioni, è assolutamente immotivata e nasce soprattutto da pregiudizi e cattiva informazione. Come precisato durante la conferenza stampa, il progetto in questione e tutti gli interventi che la Rete Educare alle Differenze svolge da anni nelle scuole non solo sono finanziati da istituzioni ed enti locali e previsti dalla legge, ma rappresentano anche un importante antidoto contro la violenza di genere, le discriminazioni sessuali e il bullismo, fenomeni che anche in Toscana registrano numeri allarmanti.

Secondo, infatti, l’ultimo Rapporto regionale sulla violenza di genere, dal 2006 al 2016 sono stati 101 i femminicidi in Toscana e nella sola annualità 2016-17 si sono rivolte ai Centri antiviolenza ben 3.000 donne. Non solo. Dall’indagine “Essere ragazze e ragazzi in Toscana” promossa dalla Regione, il 40% della popolazione studentesca toscana tra gli 11 e i 17 anni ha subìto prepotenze fisiche o verbali da amici o compagni, oltre il 70% ha assistito almeno una volta a prepotenze commesse da altri e il 15% dichiara di aver fatto il bullo o la bulla almeno una volta, da solo/a o, più frequentemente, in gruppo.

«La violenza e le disuguaglianze di genere – spiega Giulia Rosoni di Aied – hanno radice in quel complesso sistema di valori, aspettative e credenze che stabiliscono la superiorità di un sesso sull’altro e definiscono i ruoli maschile e femminile. Se in Italia, come ci dice la ricerca Nielsen, il 48% della popolazione è convinta che siano gli uomini a dover portare a casa lo stipendio e le donne ad occuparsi della famiglia è proprio a causa di quei pregiudizi e stereotipi che si radicano in noi fin dall’infanzia. Ecco perché è importante intervenire nelle scuole con progetti di educazione alla parità di genere».

«Interferire con l’educazione alle pari opportunità ritenendo che queste siano materia sensibile e quindi di competenza familiare – dichiara Carlotta Monti della Casa della Donna – significa ignorare dati come quelli che emergono dal Global gender gap index che nel 2017 posiziona l’Italia all’82° posto su 144 Paesi analizzati in fatto di uguaglianza di genere, dopo Grecia, Rwanda, Nicaragua e Filippine. Significa disattendere leggi regionali e nazionali, convenzioni internazionali e perfino i principi di uguaglianza previsti dall’art. 3 della Costituzione. Significa disconoscere le finalità educative della scuola e delle istituzioni e mettere in discussione l’autonomia scolastica. Per questo noi riteniamo l’introduzione del consenso informato preventivo per la partecipazione ai progetti illegittima e pericolosa. Affermare che uomini e donne sono uguali e hanno gli stessi diritti non è una questione opinabile. Di questo passo ci troveremo a mettere in discussione anche i progetti di contrasto al razzismo o di inclusione delle disabilità, fino ad arrivare a questionare sui programmi di Storia e di Scienze».

«I progetti educativi sulla parità di genere e la lotta alle discriminazioni sessuali che portiamo avanti nelle scuole fanno paura perché c’è molta disinformazione e, in alcuni casi, anche una manipolazione grottesca. Rispetto alle attività che vengono svolte in classe aleggia l’idea che insegniamo ai bambini e alle bambine a truccarsi e camminare sui tacchi”. Commenta Désirée Olianas dell’associazione Nuovo Maschile. “Un’idea che ci fa sorridere e che, allo stesso tempo, ci preoccupa. Nelle aule non portiamo scarpe e rossetti, ma parliamo di storia del costume e della moda, di Luigi XIV che introdusse i tacchi a corte come calzature maschili, diventati solo successivamente un accessorio femminile. Questo esempio ci serve per far capire come gli usi e i costumi cambiano nel tempo e con essi ciò che viene considerato ‘appropriato’ per uomini e donne. Le pari opportunità, la rimozione delle diseguaglianze di genere sono legate al cambiamento culturale: se Susanna Ceccardi oggi è sindaca di Cascina lo deve proprio al fatto che i ruoli maschili e femminili si sono evoluti».

«I progetti che come Rete Educare alle Differenze portiamo avanti nelle scuole pisane – precisa Silvia Marmugi di Arciragazzi Pisa – cercano di far riflettere ragazzi e ragazze sul sistema di ruoli e modelli relazionali che portano a credere che la donna non possa fare certe cose o che l’uomo le sia superiore. Discuterne insieme, dire che anche gli uomini sono liberi di piangere e le donne di pilotare gli aerei, parlare di relazioni paritarie in cui sono sia uomini sia donne a prendersi cura della casa e della famiglia permette di combattere la violenza di genere e il bullismo. Di cosa ha paura chi si oppone al progetto Pensare oltre gli stereotipi nell’occhio del ciclone da settimane? Grazie a quel progetto sono state coinvolte in un percorso di riflessione su pregiudizi e stereotipi di genere 12 classi fra infanzia e primaria, 21 classi delle secondarie di primo grado e 7 classi delle secondarie di secondo grado, per un totale di 320 ore di laboratori. È di questo che si ha paura? Che ragazzi e ragazze riflettano sulle loro identità e relazioni imparando a guardarsi l’un l’altra con rispetto e senza pregiudizi e prepotenza?».

«Purtroppo alla base di tanti attacchi ai progetti di educazione alle differenze – sottolinea Daniele Serra di Pinkriot–Arcigay Pisa – c’è spesso un pensiero profondamente omofobo, che porta anche a vaneggiare fantomatiche ‘propagande omosessualiste’. In realtà, quando si entra in classe per parlare di stereotipi si tocca necessariamente il tema del bullismo omofobico che colpisce non solo chi ha un orientamento diverso dall’eterosessualità, ma tutti coloro che non corrispondono alle aspettative sociali sul maschile e sul femminile. Se non vogliamo che i nostri figli e le nostre figlie possano essere vittime di bullismo e violenza è necessario intervenire con progetti educativi che puntino alla radice e alle cause di quei comportamenti violenti».

«Promuovere il valore delle differenze significa riconoscere i talenti e l’identità di ciascuno di noi ad ogni età, proteggendo ogni persona dagli stereotipi che la ingabbiano e che sono causa di infelicità e conflitti interiori e di relazione con persone altre da sé – aggiunge Marilù Chiofalo, assessora alle Pari Opportunità e all’Istruzione del Comune di Pisa. In particolare i progetti di cui si parla prendono spunto dall’importanza di una equa suddivisione tra uomini e donne dei lavori domestici e di cura. Invitiamo i genitori che abbiano dei dubbi a informarsi presso insegnanti e direzioni scolastiche sulle attività che vengono svolte in classe e che sono previste dalla Legge 107 cosiddetta della Buona Scuola e dalle relative Linee Guida per l’educazione al rispetto e alle differenze più di recente emanate dal Miur.»

I soggetti della Rete Educare alle Differenze
Aied Pisa, ArciLesbica Pisa, Casa della Donna Pisa, Fratelli dell’uomo – sez. Toscana, Nuovo Maschile – Uomini liberi dalla Violenza, Pinkriot Arcigay Pisa, Municipio dei beni comuni, Queersquilie.

Info e contatti 
Carlotta Monti
327 5794128
educarealledifferenzepisa@gmail.com

Gennaio-Luglio 2017: pari opportunità e discriminazioni a Cascina

Il comune di Cascina e la sindaca leghista Susanna Ceccardi

Cosa è accaduto

17 gennaio 2017
Il Consiglio Comunale approva la mozione per l’eliminazione della consulta per le pari opportunità e la democrazia di genere, giudicata uno strumento che “Promuove e sostiene unicamente una presenza femminile, svolge non meglio precisate ricerche sulla differenza di genere e lascia trasparire una sospetta intenzione di propagandare la teoria gender all’interno delle scuole”.

27 Luglio 2017
Nel Consiglio Comunale di Cascina, tra le mozioni all’ordine del giorno, ce n’è una presentata dal gruppo Fratelli D’Italia – Noi Adesso Cascina, rappresentato dal Cosnigliere Valerio Lago per l‘istituzione di un Osservatorio contro la propaganda gender.
La mozione viene aprrovata.

Il comunicato stampa delle Associazioni di Pisa

Osservatorio contro l’ideologia gender: un inutile strumento foriero di discriminazioni

Dopo la revoca della “Consulta per le Pari Opportunità e per la Democrazia di Genere”, dopo aver organizzato l’evento “Gender e omodittatura”, dopo aver posto molti ostacoli allo svolgimento in città delle unioni civili regolamentate dalla legge del 20 maggio 2016, n. 76, l’Amministrazione cascinese guidata dalla Sindaca Susanna Ceccardi si prepara a discutere la mozione – proposta dal gruppo consiliare F.lli D’Italia, A.N. e Noi adesso Cascina nell’OdG del consiglio comunale previsto per oggi 27 luglio – che intende istituire un osservatorio contro la propaganda della fantomatica ideologia gender.

È ben noto da anni a chi lavora in contesti educativi con ragazzi e ragazze che con questa espressione si intende una mistificazione architettata e diffusa da certe associazioni e gruppi di stampo cattolico, noti come “no-gender”. Si tratta dell’ennesima teoria infondata, una bufala secondo la quale delle inesistenti “lobby gay” vorrebbero distruggere i valori della famiglia eterosessuale, tenendo lezioni nelle scuole con lo scopo di “convertire” bambini e bambine in gay e lesbiche, addirittura insegnar loro che è possibile cambiare sesso dal giorno alla notte. Il tutto condito da una espressione inglese, gender, per alimentare la convinzione che sia una macchinazione ordita all’estero, da un nemico sconosciuto e oscuro.

I “no-gender” hanno l’abitudine di etichettare alcune persone e desideri come “contro-natura”, contro il volere di Dio o malate, spesso sostengono che l’orientamento sessuale omosessuale sia curabile con assurde e dannose terapie riparative, confondono l’orientamento sessuale con la pedofilia o talvolta persino la zoofilia, il tutto in barba ad anni di studi scientifici – pubblicati su riviste prestigiose – che dimostrano il contrario, e alla laicità, uno dei valori fondanti della nostra società.

Il fine ultimo di chi ha inventato l’ideologia gender è proibire che associazioni autorevoli che da anni lavorano con insegnanti, studenti e studentesse, tengano nelle scuole progetti formativi e informativi volti a ridurre la violenza di genere, il bullismo e il bullismo omo-bi-transfobico, a promuovere le pari opportunità tra tutti e tutte e il rispetto delle differenze. Un osservatorio contro l’ideologia gender, dunque, servirebbe solo ad affermare il pregiudizio verso le minoranze, rafforzando e perpetuando sofferenza, disuguaglianza, rifiuto, prevaricazione, disistima, vergogna nella vita concreta di molte persone, specialmente gay, lesbiche, bisessuali, transessuali, intersessuali. Il tutto, naturalmente, a spese morali ed economiche della cittadinanza tutta.

Le associazioni firmatarie di questo comunicato si rendono disponibili a incontrare i consiglieri e le consigliere del Comune di Cascina – insieme a tutti i cittadini e a tutte le cittadine che lo desiderano – per una presentazione dei progetti contro la violenza di genere e il bullismo omo-bi-transfobico tenuti negli istituti scolastici del territorio toscano negli ultimi anni, certe che un dialogo privo di pregiudizi porterà alla fine della diffusione di paure infondate e alla costruzione di una società più accogliente e rispettosa, nell’interesse di tutte e di tutti.

AIED Pisa

ArciLesbica PisaLivorno

Arciragazzi Pisa

Casa della Donna Pisa

Fratelli dell’Uomo

Nuovo Maschile. Uomini liberi dalla violenza

Pinkriot Arcigay Pisa

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